Futuro in Circolo

Modulo #2

Spazio all’economia circolare

Focus: impronta ecologica, uso sostenibile delle risorse e 5R

L’impronta ecologica confronta il nostro consumo di risorse con la biocapacità della Terra

Tutte le nostre azioni hanno un “peso”, cioè un impatto sul Pianeta. È la cosiddetta impronta ecologica che calcola quanta Terra ci serve per:

  • produrre tutte le risorse che consumiamo, come per esempio il cibo, l’acqua, l’energia, il suolo...
  • assorbire i nostri rifiuti e le nostre emissioni.

E noi, quale impronta lasciamo sul Pianeta con i nostri consumi e i nostri stili di vita? Possiamo calcolarla usando il ➡️ Consumer Footprint Calculator disponibile online anche in italiano. Il tool propone un test sulle nostre abitudini in fatto di cibo, mobilità, casa, elettrodomestici e prodotti di uso quotidiano. Ci sono alcune domande sui consumi annuali di acqua ed energia: questi dati si trovano facilmente nelle bollette delle utenze domestiche.

Facciamo il test e commentiamo i risultati ottenuti.

In Italia, l’impronta media è di 4,4 ettari. Cosa significa? Che a ognuno di noi serve un terreno grande quanto 6 campi di calcio per produrre e assorbire tutto quello che consumiamo. Decisamente troppo! Se tutte le persone del mondo si comportassero così, la Terra non sarebbe in grado di nutrirci.

Nel 2025, in Italia, abbiamo finito le nostre scorte in 126 giorni!

Approfondiamo: lasciare una grande impronta sul mondo significa vivere come se avessimo a disposizione più di un Pianeta, ma, evidentemente, non è così!

Presentiamo a bambine e bambini ➡️ l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui la domanda mondiale di risorse (acqua, cibo, materie prime, fonti di energia, suolo, mari, oceani, foreste...) supera l’offerta della Terra, ma anche la capacità del nostro Pianeta di assorbire le emissioni che rilasciamo in atmosfera.

Secondo il Global Footprint Network, nel 2025, abbiamo finito le nostre scorte già il 24 luglio a livello mondiale e il 6 maggio in Italia! Questo significa che per il resto dell’anno saremo in deficit ecologico e vivremo a debito: della nostra Terra e delle generazioni future.

L’Earth Overshoot Day cade sempre prima: oggi viviamo come se avessimo a disposizione 1,8 Pianeti.

L’economia circolare è pensata per potersi rigenerare da sola

Come possiamo invertire questa tendenza? Privilegiando un approccio circolare alle risorse.

La nostra società è basata su un’economia di tipo lineare che prevede essenzialmente tre fasi:

  1. estrazione delle materie prime,
  2. produzione e utilizzo,
  3. smaltimento dei rifiuti.

Questo modello ha accompagnato la crescita economica del secolo scorso, ma presenta limiti strutturali legati alla disponibilità delle risorse naturali che, come abbiamo scoperto, sono limitate.

Esiste però un’alternativa: è la cosiddetta economia circolare basata sulle intuizioni dell’economista britannico Kenneth Boulding che, nel 1966, pubblica l’articolo “The Economics of the Coming Spaceship Earth” in cui presenta due tipi di economia, una aperta e una chiusa, rappresentate metaforicamente da un cowboy e da un astronauta.

Il cowboy vive nelle pianure sconfinate e ha accesso, almeno apparentemente, a risorse infinite che gli permettono di produrre e consumare senza preoccupazioni. Rappresenta l’economia lineare (quella che contraddistingue la nostra società) in cui si produce, si consuma e… si butta.

L’astronauta a bordo della sua astronave sa che ha a disposizione una quantità di risorse limitata da conservare il più a lungo possibile. Rappresenta l’economia circolare che mira a ripensare i processi industriali e i consumi, rendendo i primi meno assetati di risorse e i secondi più orientati al riciclo, alla riparazione e al riutilizzo.

L’analogia tra il nostro Pianeta e un’astronave deve aver ispirato anche Ellen MacArthur, campionessa britannica di vela. Nel 2005, a 29 anni, mentre navigava in solitaria nell’oceano a 2.500 km dalla costa più vicina, Ellen si rende conto che le risorse a sua disposizione (acqua, cibo, ma anche medicinali, per esempio) presto o tardi sarebbero finite. Questa riflessione la porta a creare la ➡️ Ellen MacArthur Foundation che tuttora è impegnata a diffondere nuovi modelli di produzione e consumo.

I benefici dell’economia circolare: meno materie prime, meno rifiuti, meno emissioni.

L’economia circolare si basa sulle 5R: riduzione, riuso, riciclo, raccolta, recupero

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile con il riciclo. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore e contribuendo allo sviluppo sostenibile, proprio come chiede il Global Goal numero 12 dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Ridurre la produzione di rifiuti, inclusi quelli alimentari e quelli legati al fast fashion.

Riutilizzare, riparare, dare nuova vita e condividere.

Raccolta differenziata: da fare sempre e con cura, RAEE inclusi!

Riciclare tutte le risorse che possono avere una nuova vita.

Recuperare l’energia dai rifiuti che non si possono riciclare e trasformarla in elettricità e/o calore.

Spazio alla biodiversità

L’economia circolare privilegia l’uso di risorse riciclabili al 100%, come il legno. Ed è proprio in legno il Bee Hotel che A2A ha installato nell’area della centrale Lamarmora a Brescia per aiutare api e altri piccoli impollinatori a nidificare e svernare.

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È sempre una questione di fisica!

Una mela può diventare una preziosa fonte di energia? Certo, grazie alla fisica! E alla tecnologia.

Come diceva Antoine Lavoisier: in natura, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

E allora scopriamo come trasformare i rifiuti in risorse e gli scarti in biometano e compost. Seguiamo il professor Vincenzo Schettini nell’impianto A2A di Lacchiarella (MI).

Flipped classroom

Proviamo a mettere in pratica i principi dell’economia circolare.

Scegliamo un oggetto di uso comune come una maglietta o uno skate board e proviamo a ri-pensarlo in chiave circolare rispondendo a queste 3 domande.

  1. Come possiamo ri-utilizzato o condividerlo?
  2. Come possiamo trasformare i materiali di cui è composto in nuove risorse?
  3. Come possiamo ri-progettarlo perché sia più facile da ri-usare o riparare, senza doverlo ri-comprare di nuovo?

Raccogliamo tutte le nostre idee in un poster.

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