Futuro in Circolo

Modulo #3

Dall’oro blu alle reti smart

Focus: acqua, riscaldamento globale e infrastrutture intelligenti

L’acqua è la base della civiltà e del progresso ed è il fondamento della storia umana: passata, presente e futura

Ogni goccia d’acqua conta: è essenziale per la salute degli ecosistemi, per la nostra vita quotidiana, per l’agricoltura, l’industria, il turismo e, ovviamente, per la produzione di energia elettrica.

Eppure, questa risorsa così preziosa oggi è a rischio: il cambiamento climatico è in drammatica e continua accelerazione con periodi di siccità strutturale seguiti da eventi climatici estremi, dalle conseguenze disastrose per persone e territori.

Anche per l’acqua un approccio circolare è la risposta. Riuso, riduzione e recupero sono le parole chiave che, nel settore idrico, diventano:

  1. riuso delle acque depurate,
  2. riduzione delle perdite di rete e dei consumi civili,
  3. raccolta delle acque meteoriche: oggi solo l’11% dell’acqua piovana viene recuperata.

Queste tre azioni, da sole, potrebbero consentire all’Italia di avere a disposizione altri 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua, cioè il 37% di quella consumata in un anno nel nostro Paese, secondo i dati ISPRA.

Nell’ottica del consumo circolare, il riutilizzo di acque depurate a fini industriali e irrigui rappresenta una delle leve di valorizzazione più importanti. Oggi l’acqua, a seguito del trattamento, viene reimmessa in canali e fiumi: non essendo immediatamente riutilizzata, viene in gran parte dispersa. Realizzare accumuli idrici a valle dei depuratori, a servizio di imprese agricole o industrie, aiuterebbe a far fronte ai consumi soprattutto nei periodi di siccità.

Secondo la FAO, l’Italia, negli ultimi 30 anni, ha perso il 30% delle proprie risorse idriche

A proposito, se potesse parlare, cosa ci racconterebbe l’acqua? Scopriamolo nel podcast ➡️ Non c’è vita senza acqua condotto da Serena Giacomin, fisica dell’atmosfera e climatologa.

Con oltre 400 litri di acqua al giorno pro capite, siamo il 2° Paese più idrovoro d’Europa

Siamo abituati a considerare l’acqua un bene inesauribile. Questo ci ha portato a darla per scontata e a non prendercene abbastanza cura. Invece, serve un cambio di rotta e il primo passo per agire è la consapevolezza. Cominciamo subito: quanta acqua consumiamo? Scopriamolo con il test ➡️ Conta la Goccia. Rispondiamo individualmente e condividiamo i risultati ottenuti.

Arricchiamo il tema del risparmio idrico con un aspetto poco conosciuto: l’acqua virtuale.

L’acqua dolce che usiamo per bere, cucinare, lavare è solo una piccola parte di quella che consumiamo ogni giorno: è l’acqua reale, quella che vediamo, sentiamo, tocchiamo, ma ne esiste anche un’altra! È la cosiddetta acqua virtuale, cioè quella “invisibile” che viene consumata e inquinata per produrre beni e servizi lungo l’intera filiera produttiva: dalla coltivazione delle materie prime, alla produzione, al trasporto, fino allo smaltimento.

Tutto ciò che usiamo ogni giorno è fatto, anche, di acqua virtuale: dal cibo che mangiamo (e troppo spesso sprechiamo!) ai vestiti che indossiamo.

Quanta acqua beviamo al giorno? 2 litri per stare bene. E… quanta acqua mangiamo al giorno? 3.496 litri!

Guardiamo l’infografica interattiva ➡️ The water we eat: è disponibile anche in italiano.

Ogni giorno l’acqua compie un viaggio straordinario attraverso una rete invisibile che corre sotto le nostre città. Il ciclo idrico integrato comprende tre fasi.

FASE 1. Acquedotto

Captazione, potabilizzazione e distribuzione

L’acqua viene prelevata da pozzi (falde sotterranee) o da fonti e sorgenti.

Prima di essere distribuita, passa nell’impianto di potabilizzazione dove viene sottoposta a trattamenti che eliminano eventuali microrganismi e analizzata per garantirne la purezza.

A questo punto, viene immessa nella rete idrica e, attraverso migliaia di chilometri di tubazioni costantemente sorvegliate, l’acqua arriva nelle nostre case.

FASE 2. Rete fognaria

Raccolta delle acque reflue

Dopo l’uso, l’acqua viene raccolta dalle fognature. Una rete di collettori la trasporta agli impianti di depurazione.

FASE 3. Impianti di depurazione

Trattamento e restituzione all’ambiente

Le acque reflue vengono depurate per eliminare le sostanze inquinanti attraverso:

  • trattamenti meccanici. Griglie e filtri eliminano gli oggetti presenti nelle acque reflue, come pezzi di plastica, sabbia o carta,
  • impiego di batteri e separazione dei fanghi. Le acque reflue vengono immesse in vasche dove vivono particolari batteri che distruggono, mangiandole, le sostanze inquinanti. Sul fondo delle vasche si deposita un fango composto dai batteri in eccesso. Il fango viene quindi separato dall’acqua o per gravità (nei trattamenti tradizionali) o per filtrazione (nei trattamenti avanzati). I fanghi rimossi vengono trattati in modo da produrre biogas e successivamente disidratati per ridurre le quantità da smaltire. Una volta lavorati, vengono smaltiti o usati come compost (cioè fertilizzante).

A questo punto, l’acqua depurata può essere reimmessa nei fiumi oppure usata in agricoltura per irrigare i campi e nell’industria, per esempio per raffreddare gli impianti.

Dalla rete idrica alla smart grid: spazio alla città intelligente

Abbiamo seguito l’acqua, ma la rete idrica e quella fognaria non sono le uniche reti al servizio della comunità! Nelle città esiste una fitta rete che corre nel sottosuolo e in superficie: dalla rete elettrica e del gas, senza tralasciare, dove presente, la rete del teleriscaldamento.

E non finisce qui: pensiamo alla rete telefonica e Internet e alla rete viaria che comprende strade, parcheggi, linee del trasporto pubblico e abilita forme di mobilità sempre più sostenibili.

In molte realtà le reti elettriche stanno diventando sempre più intelligenti ed efficienti: per questo si parla di smart grid, una rete di distribuzione dell’energia elettrica che utilizza la tecnologia digitale per:

  • monitorare in tempo reale i consumi,
  • ottimizzare la distribuzione dell’energia,
  • integrare fonti rinnovabili non programmabili come il solare e l’eolico,
  • prevenire blackout,
  • ridurre sprechi ed emissioni.

Come funziona? La smart grid si basa su:

  • sensori IoT (Internet of Things) che raccolgono dati,
  • contatori intelligenti o smart meter che comunicano con la rete,
  • piattaforme di gestione dati che analizzano le informazioni,
  • sistemi automatizzati che prendono decisioni in tempo reale.

La smart grid è alla base della smart city, un nuovo modello di città intelligente in cui persone, istituzioni, aziende, enti usano le tecnologie più innovative per rendere la città più:

  • sostenibile con meno sprechi e meno emissioni,
  • efficiente con servizi migliori a parità di risorse impiegate,
  • vivibile con più verde e aria più pulita e meno traffico,
  • resiliente, cioè capace di affrontare le emergenze, a cominciare da quelle climatiche.

La smart grid raccoglie e analizza dati in tempo reale per ottimizzare la gestione dell’energia, migliorare la qualità della vita delle persone e ridurre l’impatto sul nostro Pianeta

In una smart city, la rete idrica intelligente minimizza gli sprechi attraverso sensori IoT attivi h24.

La smart grid ottimizza i consumi e integra l’energia elettrica prodotta dalle fonti rinnovabili.

I veicoli elettrici, il trasporto pubblico, i servizi di sharing e le piste ciclabili riducono inquinamento ed emissioni climalteranti.

L’illuminazione pubblica si basa su lampioni LED connessi che si regolano automaticamente in base alla presenza di persone o veicoli, alle condizioni meteo, agli orari, riducendo l’inquinamento luminoso e garantendo più sicurezza.

L’economia circolare trasforma rifiuti e scarti in risorse.

Il monitoraggio continuo della qualità dell’aria e del verde migliorano la qualità della vita e la salute delle persone e contribuiscono a proteggere il Pianeta.

I data center sono i pilastri della nostra società iperconnessa: indispensabili per la competitività e la sicurezza di ogni Paese, consumano il 2% della domanda globale di elettricità

L’adozione su larga scala di tecnologie digitali come il cloud, l’IoT e l’IA stanno generando una crescita senza precedenti nella domanda di dati da gestire ed elaborare e stanno rendendo sempre più strategici i data center.

I data center rappresentano circa il 2% della domanda globale di elettricità e, per l’IEA, entro il 2030, supereranno i 945 TWh, più dell’intero consumo odierno del Giappone.

La sfida è riuscire a trasformare queste infrastrutture in alleati della sostenibilità. Si tratta di impianti altamente energivori con consumi destinati a salire soprattutto per sostenere lo sviluppo dell’IA.

L’energia è indispensabile per il loro funzionamento, ma anche per alimentare i processi di raffreddamento delle loro componenti: server e apparecchiature generano, infatti, una significativa quantità di calore durante il funzionamento. Il liquido utilizzato per il raffreddamento raggiunge temperature di 20-30 °C e viene poi generalmente raffreddato usando la temperatura dell’aria esterna o sistemi di chiller.

È proprio su questo calore rilasciato dai data center che si concentrano le ricerche più innovative: l’obiettivo è rendere efficiente il processo evitando di disperdere una risorsa preziosa.

Una delle soluzioni più promettenti per recuperare il calore generato dai data center è immetterlo nelle reti di teleriscaldamento che forniscono energia termica agli edifici collegati. Si tratta di una soluzione già adottata da molte città europee.

E in Italia? A Brescia, A2A ha inaugurato un innovativo data center che, grazie a un avanzato sistema di raffreddamento a liquido, consente di recuperare il calore e immetterlo direttamente nella rete cittadina di teleriscaldamento per portarlo nelle case.

Il progetto consentirà di riscaldare oltre 1.350 appartamenti, evitando l’emissione in atmosfera di 3.500 tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti alla capacità di assorbimento di oltre 22.000 alberi.

È possibile approfondire con l’articolo ➡️ Il calore recuperato dai Data Center alimenta la rete di teleriscaldamento in Lombardia

Spazio alla biodiversità

Tutelare la biodiversità significa anche monitorare e migliorare le infrastrutture che ci permettono di usare risorse preziose come l’acqua e l’energia. Ed è proprio quello che sta facendo A2A con il progetto di ricerca ornitologica nel parco dell’Alto Garda Bresciano per individuare potenziali interferenze delle linee elettriche aeree sull’avifauna.

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È sempre una questione di fisica!

Quando apriamo il rubinetto, l’acqua arriva fino a casa grazie alla fisica. L’acqua può “spingere” dentro i tubi con una forza chiamata pressione. Più in alto è l’acqua in un serbatoio, più forte spinge verso il basso nei tubi.

Cosa fa la pressione dell’acqua

  • Immaginiamo una colonna d’acqua alta. Più è alta, più schiaccia la base. Questa “spinta” sulla base è la pressione che vogliamo capire.
  • La legge che ci parla di questa pressione: P = d × g × h
  • Cosa significano i simboli:
  • P (la pressione): quanto l’acqua spinge.
  • d (la densità): quanto è “densa” l’acqua.
  • g (l’accelerazione di gravità): il valore che dice quanto la gravità ci spinge verso il basso.
  • h (l’altezza): quanto è alta l’acqua nel serbatoio.

La formula è fatta da moltiplicazioni: tutti i fattori contribuiscono, ma l’altezza h ci interessa particolarmente.

Un esempio

  • Torri dell’acqua: in città può capitare di vedere delle “torri” che tengono l’acqua in alto. Così l’acqua, tirata giù dalla gravità, scende e arriva nei tubi con abbastanza forza.
  • Cosa c’entra l’altezza della torre: più alta è la torre, più la pressione alla base è alta, e quasi aiuta l’acqua a salire nei palazzi. Se non basta, si usano delle pompe per dare una spinta in più.

Come arriva l’acqua al rubinetto

  • Dal sottosuolo alla città:
  • Prelievo: delle pompe prendono l’acqua dalle falde (grandi “serbatoi” naturali sotto terra).
  • Raccolta: le pompe portano l’acqua nelle torri dell’acqua.
  • Distribuzione: tubi e valvole guidano e regolano la pressione, così l’acqua arriva ai rubinetti di casa.
  • Se la pressione è poca: si accendono delle pompe nei palazzi per aiutare l’acqua a salire ai piani più alti.

Due sfide importanti

  • L’acqua è preziosa: in alcune zone le falde si stanno svuotando perché piove meno e fa più caldo. Dobbiamo non sprecare l’acqua.
  • Perdite delle tubature: a volte i tubi hanno buchi e l’acqua si perde. Questo è uno spreco che dobbiamo ridurre.

Città intelligenti che “ascoltano” i tubi

  • Sensori nei tubi: nelle città più tecnologiche ci sono piccoli strumenti (i sensori) che controllano la pressione, la qualità dell’acqua e trovano perdite molto piccole.
  • Come aiutano: se i sensori sentono un problema, mandano un messaggio a un computer che indica dove il tubo è rotto. Così i tecnici riparano in fretta e si risparmia acqua.

Piccolo esperimento in classe

  • Materiali: una bottiglia trasparente, acqua e uno stuzzicadenti per fare un piccolo foro (con un adulto).
  • Procedura:
  • Facciamo un foro vicino al fondo della bottiglia e tappiamo con un dito.
  • Mentre tappiamo con il dito, riempiamo d’acqua la bottiglia.
  • Togliamo il dito. Osserviamo: l’acqua esce con forza.
  • Confronto: rifacciamo il foro più in alto e riempiamo di nuovo la bottiglia. L’acqua esce meno forte dal foro più in alto.
  • Cosa impariamo: più è “alta” l’acqua sopra il foro, più grande è la pressione e più forte esce.

Come dobbiamo agire

  • Rispettiamo l’acqua: è una risorsa preziosa, non va inquinata e non va sprecata, usiamola con cura.
  • Fisica e tecnologia insieme: capendo come funziona la pressione e la distribuzione dell’acqua, usando dei sensori intelligenti, possiamo ridurre gli sprechi e avere acqua pulita per tutte e tutti.

Flipped classroom

Rendere più intelligenti le città significa migliorare la vita di chi ci vive, studia, lavora... e contribuire a salvaguardare il Pianeta.

Dividiamoci in 4 gruppi e immaginiamo di trasformare la nostra città o il nostro quartiere.

Ogni gruppo si concentra su un ambito specifico.

  1. Acqua: come ridurre gli sprechi d’acqua?
  2. Mobilità: come migliorare i trasporti?
  3. Rifiuti: come gestire meglio i rifiuti?
  4. Spazi verdi: come far crescere il verde urbano?

Per concludere, mettiamo a sistema i lavori di ogni gruppo in una presentazione condivisa.

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