
L'equità si costruisce (anche) con le parole:
un progetto per educare le nuove generazioni a un linguaggio più consapevole.
Non solo parole per la scuola
Il progetto "Non solo parole per la scuola", rivolto a docenti e studenti, nasce nel 2025 da una riflessione sulla responsabilità del linguaggio. Le parole non sono mai neutre: influenzano - e spesso costruiscono - pensieri, relazioni, opportunità. Il progetto ha quindi l’obiettivo di sensibilizzare all’uso consapevole del linguaggio per creare cultura e responsabilità condivisa.
Le parole non sono mai neutre.
Influenzano il modo in cui pensiamo, costruiamo relazioni, distribuiamo opportunità; possono rafforzare stereotipi e pregiudizi oppure contribuire a superarli, aprendo possibilità e nuovi punti di vista.
Partendo da questa consapevolezza, Valore D ha avviato nel 2025, insieme al partner di riferimento in ambito educativo La Fabbrica Società Benefit del Gruppo Spaggiari Parma, il progetto "Non solo parole per la scuola", con l'obiettivo di accompagnare docenti e studenti delle scuole secondarie in una riflessione sul peso del linguaggio e sul ruolo che le parole hanno nella costruzione di una cultura più equa.
Valore D è la prima associazione di imprese italiana che promuove una cultura inclusiva come fattore di crescita per le organizzazioni e per il Paese. Nata nel 2009 da una rete di aziende convinte che diversità ed equità non siano valori accessori ma condizioni strutturali per operare bene nel mondo, conta oggi oltre quattrocento realtà associate e da più di quindici anni lavora su ricerca, formazione, mentorship e iniziative di innovazione sociale. Il suo perimetro di azione attraversa il mondo delle imprese e si estende alla società: alle nuove generazioni, alle scuole, ai contesti in cui si formano le abitudini culturali che poi entrano - e restano - nei luoghi di lavoro.
Il progetto si è sviluppato attraverso quattro fasi
- la Survey rivolta al corpo docente: per ascoltare percezioni, abitudini e disponibilità al cambiamento. Ha riguardato un campione di 346 insegnanti distribuiti su tutto il territorio nazionale;
- le Masterclass formative per insegnanti, condotte dalla sociolinguista Vera Gheno e dal filosofo Lorenzo Gasparrini;
- la pubblicazione del libro Non solo parole – Il modo in cui parli cambia il mondo in cui vivi, creato in collaborazione con Feltrinelli Education;
- i Laboratori nelle classi, realizzati nelle scuole secondarie di primo grado con l’obiettivo di tradurre le riflessioni in attività pratiche, interattive e replicabili.
Survey
docenti rispondenti
Masterclass
docenti iscritti
Laboratori
alunni/e partecipanti in 12 regioni coinvolte
Libro
download
Il progetto è stato costruito come un percorso integrato, in cui ogni fase ha preparato il terreno alla successiva.
Il primo passo è stato ascoltare chi lavora nelle scuole ogni giorno: una survey rivolta al corpo docente ci ha permesso di individuarne i bisogni reali; su quelle indicazioni sono state costruite le masterclass, pensate come formazioni specifiche per chi insegna, e il libro Non solo parole – Il modo in cui parli cambia il mondo in cui vivi, con il supporto editoriale di Feltrinelli Education. I laboratori hanno poi coinvolto direttamente le classi, guidati da formatrici esperte. Ogni passaggio ha lasciato alle scuole spunti e strumenti pratici con cui continuare la riflessione anche dopo la conclusione degli incontri.
Un progetto che nasce dall’ascolto
L’urgenza di questo lavoro è confermata dai dati stessi della survey: l’85% dei e delle docenti considera molto rilevante stimolare riflessioni sull’evoluzione del linguaggio in classe, e oltre ¾ accoglierebbero con favore iniziative dedicate. La domanda c’è: ciò che manca sono gli strumenti e la continuità. "Non solo parole per la scuola" ha raggiunto oltre 800 docenti e 237 studenti in 12 regioni italiane, con un impatto che non si esaurisce nella durata degli interventi: il libro digitale gratuito, i materiali prodotti durante i laboratori e le schede delle masterclass restano patrimonio di scuole e docenti partecipanti, disponibili per essere ripresi, adattati, condivisi con i colleghi e le colleghe.
Il progetto dimostra che la riflessione su come usiamo le parole può entrare a far parte della cultura della scuola. Servono un corpo docente preparato e un impegno capace di durare nel tempo.
Survey e contesto
Cosa ci dicono i e le docenti: una lettura della survey
La survey è il punto di partenza del progetto.
È stata realizzata con l’obiettivo di raccogliere le opinioni del corpo docente - le percezioni, i valori, le scelte concrete che si compiono ogni giorno quando si tratta di linguaggio - ma anche fotografare le condizioni reali in cui lavorano e e ricavare indicazioni operative e traiettorie per interventi futuri, continuativi e non occasionali.
Chi ha partecipato? Il campione è composto da 346 docenti di ogni ordine e grado, con una distribuzione su tutto il territorio nazionale.
EVIDENZE PRINCIPALI
considera molto o moltissimo importante stimolare riflessioni sull'evoluzione del linguaggio a scuola
accoglierebbe positivamente iniziative dedicate a far evolvere la didattica in questa direzione
considera il linguaggio esteso un criterio rilevante nella scelta dei testi per la didattica
ritiene estremamente importante l'uso del linguaggio esteso per creare ambienti di apprendimento accoglienti e rispettosi di tutte le differenze
Dalla teoria… alla pratica
La consapevolezza è il punto di partenza, e per diventare pratica quotidiana ha bisogno di essere accompagnata. Nella scelta dei testi l'attenzione al linguaggio c'è, in classe le riflessioni sul tema affiorano, nei collegi docenti se ne discute; perché tutto questo si consolidi servono occasioni di confronto e materiali su cui appoggiarsi.
È questa la ragione principale di un progetto come questo. Sostenere una sensibilità già diffusa è più efficace che costruirla da zero; questo gesto, inoltre, permette di trasformare l'impegno di chi è già sensibile al tema in un patrimonio a disposizione della scuola, capace di accompagnare ragazze e ragazzi nel loro percorso di crescita come persone attente e rispettose delle unicità altrui. Da qui nascono le fasi successive del percorso, la formazione, il libro Non solo parole – Il modo in cui parli cambia il mondo in cui vivi e i laboratori con le classi.
Formazione docenti
La formazione si è articolata in due incontri, uno dedicato alle ragioni culturali che rendono il linguaggio ampio una questione rilevante, l'altro alle attività con cui portarlo dentro la didattica quotidiana; l'obiettivo è stato quello di permettere al corpo docente di conoscere l'argomento e di capire che effetti produce nella vita quotidiana.
1° masterclass
La prima masterclass, condotta dalla sociolinguista Vera Gheno, ha mostrato cosa si guadagna, sia sul piano individuale che collettivo, ad allargare il proprio repertorio linguistico. L'incontro ha offerto a chi insegna alcune chiavi di lettura per accorgersi di dinamiche che di solito restano invisibili perché date per scontate: dal modo in cui si distribuisce la parola in classe alle rappresentazioni che circolano nei libri di testo. Molto di ciò che la scuola trasmette, infatti, passa attraverso abitudini e parole usate senza interrogarle perché considerate “normali”, quelle che abbiamo sempre in qualche modo ascoltato o pronunciato. Il filo conduttore è stato il riconoscimento che le parole non sono mai neutre e che prenderne coscienza è un esercizio di responsabilità professionale.
Vera Gheno

2° masterclass
La seconda masterclass, condotta dal filosofo Lorenzo Gasparrini, ha spostato il fuoco sulla pratica, mostrando che lavorare sul linguaggio ampio con ragazzi e ragazze tra gli undici e i quattordici anni non richiede necessariamente ore aggiuntive da ricavare in un calendario già pieno di attività.
L'incontro ha proposto indicazioni che partono da materiali ordinari: le parole che si sentono pronunciare in classe e le associazioni che emergono quando si chiede ai ragazzi/e di parlare di uomini e donne, dei loro sogni e delle loro possibilità concrete. Non serve introdurre gli stereotipi come “argomento esterno", perché sono già presenti nelle parole che circolano in aula ogni giorno. Il contributo principale del filosofo è stato quello di fornire a chi insegna proposte immediatamente utilizzabili, calibrate su quella fascia d’età, per comprendere l’impatto che hanno gli stereotipi e decostruirli.
Lorenzo Gasparrini

Il libro Non solo parole
Il volume Non solo parole – Il modo in cui parli cambia il mondo in cui vivi è stato realizzato proprio per accompagnare docenti, ragazze e ragazzi, in autonomia o in aula, alla scoperta del linguaggio come strumento di consapevolezza, inclusione e cittadinanza.
Strutturato come una “cassetta degli attrezzi linguistica”, il volume propone definizioni chiare, esempi concreti e situazioni riconoscibili per affrontare temi centrali della contemporaneità: identità, genere, rappresentazione, consenso, stereotipi, privilegio, patriarcato, bullismo, body shaming, razzismo, abilismo e molti altri. Non per dire cosa pensare, ma per imparare a fare domande, riconoscere le sfumature, scegliere le parole con maggiore attenzione.
Il volume è arricchito da contributi di esperte ed esperti del linguaggio e della cultura contemporanea e include attività didattiche pensate per il lavoro in classe, per stimolare il confronto, il pensiero critico e il dialogo.
Non solo parole è uno strumento gratuito messo a disposizione per creare spazi educativi più consapevoli, aperti e rispettosi, in cui il linguaggio diventa una leva per costruire comunità.

I laboratori in classe
Dopo la formazione dei e delle docenti, il progetto è entrato nelle classi. I laboratori hanno portato il tema del linguaggio esteso direttamente tra le ragazze e i ragazzi, con attività pensate per la loro età e costruite a partire dal modo in cui parlano già tra loro.
Cosa dicono i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato:
consiglierebbe ad altre classi questo progetto
ha parlato con qualche persona degli argomenti affrontati
dopo questi incontri cercherà di usare un linguaggio più rispettoso e inclusivo, evitando espressioni che possono escludere o far sentire male altre persone
“Una cosa che mi è piaciuta particolarmente…”
- L’inclusione: come tutti e tutte anche se con opinioni differenti hanno potuto dire la propria idea confrontandosi con gli altri/e, senza essere giudicati/e.
- I lavori che abbiamo fatto, perché corrispondono al linguaggio che noi applichiamo sia online che dal vivo, dove possono ferire le persone anche se noi magari lo abbiamo detto innocentemente.
- Ho capito che le parole non si fermano semplicemente al loro significato, ma ognuno ha una sua storia.
- Il modo in cui molte frasi a cui noi non diamo peso o che usiamo scherzando ha porte oscure che non immaginiamo nemmeno, e ora che so questi "lati oscuri" molte frasi suonano diverse da prima.
Dodici città, un intero Paese
I laboratori si sono svolti in dodici città distribuite lungo tutta la penisola, dai grandi centri urbani ai piccoli comuni. Aver lavorato in contesti tanto diversi è uno dei risultati più interessanti del progetto. Classi grandi e piccole, in territori con storie e risorse differenti, hanno affrontato gli stessi temi facendo emergere reazioni per molti versi simili tra loro.
Ovunque ci siano ragazze e ragazzi che crescono con un linguaggio che non sempre le/li rappresenta, il tema resta attuale.
L’organizzazione degli incontri
Ogni classe ha seguito tre incontri di due ore, distribuiti nell'arco di alcune settimane.
Il primo incontro ha messo al centro la potenza delle parole, l’impatto che possono avere su di noi e sulle persone che ci circondano e la loro capacità di creare realtà, significati ed emozioni.
Il secondo incontro ha avuto l'obiettivo di iniziare a interrogare il linguaggio quotidiano: chi ha il potere di definire il significato delle parole? Cosa si cela dietro le espressioni che usiamo abitualmente? Abbiamo tutti e tutte lo stesso potere sulle parole che pronunciamo?
Il terzo incontro ha chiesto a ragazzi e ragazze di costruire insieme un manifesto della propria comunità, un documento collettivo in cui hanno scelto le parole da utilizzare, quelle da sostituire e quelle da escludere. È il passaggio dalla consapevolezza alla responsabilità. Non un elaborato scolastico, ma un documento collettivo firmato dalla classe che resta come guida anche dopo la fine del progetto.
Come sono stati accolti i laboratori
L'accoglienza è stata ottima in tutte le scuole. Per gran parte delle classi si trattava di un argomento nuovo, altre lo avevano parzialmente incontrato e sono arrivate agli incontri con un lessico proprio; in entrambi i casi ragazze e ragazzi hanno partecipato con curiosità e voglia di mettersi in gioco a partire dalle attività pensate appositamente per farli/e esprimere e riflettere insieme.
Grande entusiasmo è arrivato anche dalle e dagli insegnanti, che hanno segnalato quanto la scuola secondaria di primo grado resti scoperta rispetto a iniziative di questo tipo.
Le formatrici, nei diari di bordo che hanno tenuto per documentare le attività, hanno segnalato più volte l'urgenza con cui ragazze e ragazzi hanno raccontato la propria esperienza, a conferma di quanto sentano il bisogno di parlare e confrontarsi sia con coetanei/e sia con persone adulte.
Ragazze e ragazzi hanno risposto con entusiasmo, e lo si vede nei manifesti che ogni classe ha realizzato alla fine del percorso. Nelle attività hanno portato le parole che usano davvero - quelle scambiate in classe e nelle chat - e hanno provato a capire che effetto producono su chi le riceve. Molti hanno riconosciuto espressioni sentite mille volte senza farci caso e hanno cercato alternative possibili. È emersa spesso l'attenzione per chi resta ai margini di una conversazione, e la scoperta che scegliere le parole con cura è l’unico modo per non lasciare indietro nessuno/a.
Le parole di domani
Tre incontri, una survey, un percorso formativo costruito a partire dai bisogni reali del corpo docente e un libro pensato per accompagnare le classi durante tutto l'anno. Un progetto articolato che ha coinvolto docenti, ragazze e ragazzi e persone adulte di riferimento, con l'obiettivo di creare un ecosistema capace di sostenere lo sviluppo non solo di competenze linguistiche, ma anche di competenze relazionali, spirito critico e cittadinanza attiva. Perché riflettere sulle parole significa riflettere sul modo in cui guardiamo il mondo, costruiamo relazioni e riconosciamo il valore delle persone. Significa imparare a mettere in discussione stereotipi, accogliere punti di vista diversi e contribuire alla costruzione di contesti più equi e rispettosi.
È un lavoro che non si esaurisce in un progetto, in un libro o in un anno scolastico. Richiede continuità, ascolto e un impegno diffuso nel tempo, ma è proprio da questo lavoro quotidiano che possono nascere cambiamenti culturali capaci di lasciare un segno duraturo nelle scuole e nella società.
















